SOCIETA' ITALIANA DI NEUROPSICHIATRIA DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA
 
 
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Vol. 35  N. 3  Dicembre 2015

COGNIZIONE SOCIALE: UN CONTRIBUTO ALLA VALIDAZIONE ITALIANA PER L’ETÀ ADOLESCENZIALE DEL TEST DI DISTINZIONE MORALE/CONVENZIONALE

M. Gatta*, A. Spoto**, S. Di Francescantonio***, M. Penzo*, S. Schiff***

Obiettivo. Lo scopo del presente lavoro è quello di testare e validare il test di distinzione morale/convenzionale per l’età adolescenziale. Essendo inoltre noto che in adolescenza, la corteccia prefrontale, responsabile di numerose funzioni tra cui la cognizione sociale, è in fervente attività di crescita e che il funzionamento di tale area è alterato negli individui che consumano in modo eccessivo alcolici, abbiamo valutato se il test costituisca uno strumento adeguato per discriminare tra coloro che bevono da coloro che non bevono. Metodi. Le prove sono state somministrate a un campione di 273 studenti tra i 13 e 19 anni d’età, frequentanti la scuola secondaria di secondo grado. I questionari sono stati somministrati nel contesto scolastico e compilati in forma anonima. Per la validazione del test si è fatto riferimento alle indicazioni relative a un consenso internazionale relativo alla procedura di valutazione delle caratteristiche psicometriche di strumenti testistici riportate nello studio COSMIN. L’affidabilità è stata calcolata tramite il coefficiente alpha di Cronbach. Per valutare la validità di costrutto si è fatto riferimento alla correlazione tra i punteggi ottenuti al test di distinzione morale/convenzionale e i punteggi relativi alle sottoscale comportamento aggressivo (aggressività), comportamento deviante (condotta) e alla scala sindromica esternalizzante (comportamento deviante, comportamento aggressivo), ottenuti attraverso la somministrazione del questionario Youth Self Report 11-18. Per la valutazione della validità discriminante sono state osservate le correlazioni tra il costrutto misurato dal test e il consumo di bevande alcoliche ottenuto tramite la somministrazione del Questionario Adolescenti Sabato Sera. Risultati. Le scale dello strumento hanno presentato una consistenza interna buona. Dalle analisi condotte sono emerse un’eccellente validità di costrutto sia per i maschi che per le femmine. La validità discriminante è risultata invece essere buona per i maschi e meno solida per le femmine. Conclusioni. Nel complesso, i risultati ottenuti, suggeriscono che il test di distinzione morale convenzionale possa essere impiegato per l’età adolescenziale come strumento per indagare il fattore preso in esame della cognizione sociale ovvero il livello di adesione individuale alle regole morali e convenzionali.
Autolesività non suicidaria in un campione clinico di adolescenti italiani: caratteristiche, modalità, funzione dei comportamenti autolesivi e compromissione adattiva

C. Davico*, D. Notari*, N. Spagna*, A. Anichini**, C. Baietto**, C. Bosia**, V. Rabbione Gervasio**, A. Peloso*

La recente introduzione nel DSM 5 dell’Autolesività non Suicidaria (ANS) come condizione che merita ulteriori approfondimenti ha dato ulteriore impulso alla ricerca in questo campo. I dati disponibili in letteratura su campioni clinici di adolescenti, in particolare italiani, non sono molti. L’ANS riguarda specificatamente l’adolescenza ed è un consistente problema di sanità pubblica. In questo lavoro sono state studiate le caratteristiche, le modalità dei comportamenti autolesivi e gli aspetti di importante disfunzione a essi associati su un campione di 40 adolescenti ricoverati tra il 2011 e il 2014 in un reparto di NPI che rispondevano ai criteri dell’ANS come recentemente proposto dal DSM 5. Sono state indagate variabili cliniche e demografiche e studiata in particolare la compromissione adattiva attraverso la Global Assessment of Functio- ning e la Youth Self Report di Achenbach, la relazione con l’ideazione suicidaria e il tentativo di suicidio, il legame coi disturbi alimentari, dell’umore e di personalità. Si è osservato un aumento della prevalenza delle condotte autolesive negli anni di ricovero, fino a raggiungere il 33,3% nel 2014. La prevalenza dei soggetti del campione sono femmine, con una compromissione significativa del funzionamento adattivo (punteggio medio alla GAF di 47,5); i disturbi di personalità sono presenti nel 52,5% dei soggetti e inoltre si riscontra un’alta prevalenza di disturbi alimentari (47,5%) e di ideazione suicidaria (70%) non legata al gesto autolesivo. Tutti i soggetti riportano di aver messo in atto le condotte per provare sollievo da uno stato emotivo e cognitivo negativo, la maggior parte dei soggetti (38/40) hanno utilizzato il metodo del cutting. Come segnalato nella definizione del DSM 5, le condotte autolesive si associano a un’importante compromissione del funzionamento e sono presenti in diverse condizioni psicopatologiche; ulteriori studi sono necessari per esaminare le caratteristiche del sintomo in sottogruppi di soggetti con diversa condizione di gravità.
Integrazione visuomotoria in un gruppo di bambini emicranici: effetti di un training visuo-spaziale specifico

M. Esposito*, M. Ruberto**, M.R. Barillari*, V. Lanzara*, F. Precenzano*, C. Gorga*, M.E. Caruso*, R.I. Ferrentino*, L. D’Oro*, D. Russo*, C. D’Alessandro*, G. Fiordelisi*, M. Siciliano*, M. Carotenuto*

Nella pratica clinica si riscontrano frequentemente nei soggetti con Emicrania senz’Aura (EsA) severe, persistenti e specifiche difficoltà in processi cognitivi, quali attenzione, memoria e coordinazione motoria. Scopo del presente studio è valutare le abilità visuo-spaziali e d’integrazione motoria in un gruppo di bambini con EsA e verificare l’efficacia su queste ultime di un programma di training specifico. La popolazione in esame risulta costituita da 14 con ESA, (9 M) (età media 9,35; SD ± 1,67) e 25 bambini sani (15 M) (età media 9,13; SD ± 1,96; p = 0,726). Tutti i soggetti sono stati sottoposti a Movement ABC test e Visual-Motor Integration (VMI), test presso la Clinica di neuropsichiatria infantile della Seconda Università degli Studi di Napoli. Tale valu- tazione è stata effettuata all’inizio dello studio (T0) e dopo 3 mesi (T1), durante i quali i bambini affetti da EsA sono stati sottoposti a un percorso di training con l’utilizzo del software “Allenare le abilità visuo-spaziali”. Nel campione studiato a T0 i bambini emicranici mostrano una prestazione mediamente peggiore al Movement ABC rispetto ai soggetti di controllo; inoltre al T0, i soggetti affetti da EsA mostrano una prestazione significativamente peggiore alla prova di Coordina- zione Motoria del VMI rispetto ai controlli. Dopo 3 mesi di training visuo-spaziale i soggetti affetti da EsA mostrano un significativo miglioramento delle performances nelle prove al M-ABC oltreché un significativo miglioramento nella prestazione di integrazione visuo-motoria del VMI. Studi recenti hanno dimostrato la presenza di una compromissione nelle abilità fini-motoire dei bambini affetti da EsA, il nostro studio conferma la presenza di tali alterazioni e dimostra l’efficacia su di esse di un programma di training specifico, sottolineando l’efficacia dei software di nuova generazione nell’approccio abilitativo in età evolutiva.
Adolescenti e tentato suicidio: una fotografia della casistica bresciana

L. Tagliavento*, I. Cocco*, V. Viganò*, Allievi Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile* ***, G. Allibrio**, S. Battaglia**, V. Famoso**, P. La Boria**, S. Spada**, E. Zanetti**, E. Fazzi* **

Il suicidio è una delle principali cause di morte nel mondo e una priorità nella sanità pubblica mondiale; nonostante questo, in letteratura i dati in merito riferiti ad adolescenti e bambini sono molto scarsi. Secondo i dati ISTAT pubblicati nel 2012 l’Italia si colloca tra i Paesi con i più bassi livelli di suicidalità sia a livello europeo che mondiale. In questo studio presentiamo un report descrittivo dei ricoveri per tentato suicidio nel periodo 2011-2014 presso il reparto di Neuropsichiatria Infantile degli Spedali Civili di Brescia. In totale sono stati presi in considerazione 43 ricoveri, di cui 7 avvenuti nel 2011 (8% sul totale di quelli per patologia psichiatrica), 5 nel 2012 (6%), 18 nel 2013 (16%) e 13 nel 2014 (12,4%). Il numero di ricoveri per tentato suicidio è notevolmente aumentato nel nostro campione, passando dal 7 al 13% dei ricoveri totali per motivi psichiatrici nel nostro reparto. L’età media al momento del ricovero si colloca nel nostro campione intorno ai 16 anni, con una prevalenza del genere femminile. 38 dei ricoveri esaminati (88,4%) hanno fatto seguito a un’ingestione incongrua di farmaci/sostanze chimiche, 4 (9%) a tentativi di defenestrazione o precipitazione (3 di sesso femminile e 1 di sesso maschile) e 1 (2%) a impiccagione (di sesso femminile). Nello studio sono presentate le caratteristiche cliniche ed epidemiologiche del campione.
Disturbi del comportamento alimentare: esperienza multidisciplinare nel Day Hospital di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna

F. Rossi*, A. Parmeggiani* **, I. Cecconi*, M.S. Marino*, E. Lancianese*, A. Pognani*, F. Bruno*, M. Corbo*, F. Marri*, S. Ferri*, M. Santini*, S. Bigucci*, C. Montaruli*, R. Civico*, L. Giuffredi*, M. Zanetti*, T. Massa*, M. Farina*, L. Guerra*, C. La Monica*, L. Curti*, E. Aloisi*, M. Cicerone*, G. Nicoletti*, G. Favaro*, M. Govoni*, G. Giannini*, F. Battaglia*, A. Pellicciari* **, E. Di Pietro*, D. Corradetti*, E. Ricci*, L. Ferrari*, E. Franzoni* **

Lo studio descrive e valuta l’efficacia del trattamento multidisciplinare per i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) in regime di Day Hospital (DH) nella UO di Neuropsichiatria Infantile, Centro Regionale per i DCA in età evolutiva, del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna. Il DH, attivo da 15 anni, accoglie pazienti di età compresa tra i 18 e i 24 anni che provengono da tutto il territorio nazionale. L’obiettivo principale del servizio è quello di offrire al paziente con DCA un’attività multidisciplinare clinica, psicologica, psiconutrizionale e riabilitativa in linea con le linee guida nazionali per il trattamento dei DCA. Il DH permette al paziente, con il rientro al domicilio durante le ore serali e il fine settimana, di mantenere le relazioni sociali, gli interessi personali e una maggiore autonomia rispetto al ricovero ordinario, di sperimentare nella vita quotidiana le nuove competenze acquisite durante il trattamento e rappresenta, inoltre, un risparmio economico per il Servizio Sanitario. Il campione del presente studio, composto da 100 pazienti, è stato sottoposto a un assessment, in fase di entrata e dimissione dal DH, composto da questionari self-report che valutano i sintomi tipici dei DCA e la psicopatologia a essi associata. I risultati ottenuti mostrano come il trattamento multidisciplinare in DH sia efficace nel ridurre la severità dei sintomi più caratteristici e generali associati ai DCA e de- termini un progressivo aumento del benessere generale percepito, come dimostra la diminuzione statisticamente significativa dei punteggi medi delle scale principali dei questionari psicometrici utilizzati. Il DH, inoltre, rappresenta strumento utile da porsi in alternativa all’ospedalizzazione con ricovero ordinario e al trattamento ambulatoriale per la cura dei DCA.
I disturbi alimentari in età evolutiva: approccio diagnostico e strategie operative di intervento in neuropsichiatria infantile. Studio osservazionale di una popolazione campana

F. Salerno 1 , G. Catone 2 , A. Maiorano 3 , S. Mobilia 3 , M.P. Riccio 2 , S. Pisano 2 , A. Franzese 3 , A. Gritti 4

Il seguente lavoro si propone di evidenziare la frequenza e la rilevanza dei disturbi della condotta alimentare in età evolutiva attraverso un’analisi descrittiva di sog- getti afferiti presso il servizio di Neuropsichiatria Infantile della Seconda Università degli Studi di Napoli, nell’arco di tempo di un anno. Lo studio si propone inoltre di descrivere ed analizzare un esempio di modello diagnostico e di trattamento e di delineare eventuali fattori di gravità che debbano richiedere il ricovero in strutture di lunga degenza. Ciò che emerge è innanzi tutto la necessità di affinare strumenti diagnostici per l’età evolutiva, al momento carenti. Emerge inoltre la necessità di migliorare i percorsi di follow-up a lungo termine e di trattamento mediante la creazione di strutture territoriali dove venga effettuata una presa in carico multidiscilplinare (pediatra, neuropsichiatra infantile, psicologo, educatore, dietista) e una differenziazione degli interventi.
Trattamento profilattico della Cefalea Tensiva Episodica Frequente in età evolutiva: efficacia del complesso nutraceutico Griffonia simplicifolia/Magnesio

M. Carotenuto*, M.R. Barillari ***, U. Barillari**, F. Precenzano*, V. Lanzara*, M. Esposito*

Background. La cefalea tensiva è un’algia di tipo gravativo-costrittivo, di intensità medio moderata, frequentemente bilaterale, di durata variabile da pochi minuti a diversi giorni, talvolta associata a fotofobia o fonofobia, osmofobia la cefalea tensiva episodica è stata ulteriormente suddivisa in due sottotipi: infrequente e frequente. Non esistono terapie codificate per tale forma di cefalea pediatrica. Scopo dello studio è verificare l’efficacia e sicurezza di un composto nutraceutico a base di griffonia simplicifolia/magnesio nella terapia preventiva in una popola- zione pediatrica di soggetti affetti da cefalea tensiva episodica di tipo frequente (FETTH). Metodi. 79 bambini (38 M, età media 9,24 ± 2,07 anni) affetti da FETTH sono stati sottoposti a un trattamento profilattico con il complesso nutraceutico griffonia simplicifolia/magnesio per via orale due volte al giorno per 3 mesi, l’efficacia del trattamento è stata stimata con il confronto della frequenza e intensità degli attacchi prima e dopo tale trattamento. Risultati. A T0, la frequenza media al mese era pari a 6,81 attacchi (SD ± 1,98) e al T1 era 1,25 (SD ± 0,93) (F = 510,35, p minore di 0,001), con una media frequen- za percentuale delta era 86,04 (SD ± 15.73) a T1. Conclusioni. Pertanto il presente studio si propone come studio preliminare sulla efficacia di tale complesso nella forma di cefalea tensiva definita come episodica frequente.
Le emergenze psichiatriche nei bambini e negli adolescenti: Come aiutare I ragazzi a superare le crisi

Fadi Haddad, Ruth Gerson

Per salute neuropsichica in età evolutiva si intende il raggiungimento di livelli di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale che permettano al bambino e l’adolescente di sviluppare capacità d’interazione ambientale e sociale adeguate all’età. Costituiscono parte integrante della salute neuropsichica del bambino e dell’adolescente, un’a- deguata qualità della vita, la capacità di un buon funzionamento globale a casa, a scuola e nella Comunità, l’assenza di sintomi disabilitanti di psicopatologia.

Vol. 35  N. 2  Giugno 2015

Disabilità ed integrazione scolastica in Emilia-Romagna: analisi dei d

E. Lanzarini, A. Parmeggiani

Introduzione. La Regione Emilia-Romagna ha assistito, negli ultimi dodici anni, ad un notevole aumento del numero di alunni disabili che frequentano le scuole statali del territorio, con un conseguente impatto sulla Spesa Pubblica. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, ha voluto evidenziare la ricorrenza, la tipologia e la distribuzione sul territorio regionale delle differenti disabilità certificate negli alunni presenti nelle scuole statali della Regione nell’anno scolastico 2012-2013. Metodi. Le disabilità certificate nel database dAbili sono state suddivise in macro- categorie in base alla diagnosi di patologia. Sono state poi valutate le più frequenti associazioni di patologia e la prevalenza delle macro-categorie nelle singole Province e ordini di scuola. E’ stata condotta un’analisi statistica per rilevare eventuali differenze statisticamente significative tra le variabili sopramenzionate. Risultati. La distribuzione delle macro-categorie individuate è disomogenea sul territorio e tra gli ordini di scuola, con valori che talvolta si discostano in maniera statisticamente significativa dalla media regionale. La più frequente associazione di patologie è rappre- sentata dal disturbo ipercinetico con il disturbo specifico delle abilità scolastiche. Il ritardo mentale è la patologia più rappresentata del campione (38,5%) e si trova frequente- mente associato all’epilessia e all’autismo. Le malattie rare hanno una prevalenza del 4,1% e la più rappresentata è la Neurofibromatosi, mentre i disturbi psicopatologici ricorrono nel 5,0% del campione. Discussione. Lo studio rappresenta la prima esperienza italiana di valutazione della disabilità infantile in ambito regionale. Conoscere le cause di disabilità dell’età evolutiva presenti sul territorio è utile per distribuire al meglio le risorse disponibili e promuovere il pieno sviluppo delle potenzialità di tutti gli alunni e il raggiungimento di una soddisfa- cente integrazione nella società.
L’OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGICO DI NEUROPSICHIATRIA INFANTILE DELLA REGIONE PIEMONTE, DODICI ANNI DI ATTIVITÀ: DA NPInet A SMAiL

F. Guccione, A. Mariani, M. Maspoli, F. Ragazzo

In Piemonte è attivo sin dal 2003 un sistema di raccolta epidemiolgica delle attività dei servizi di NPI. Viene descritto il percorso storico che ha portato all’utilizzo del sistema informatico NPInet e successivamente al sistema definito SMAiL. Vengono poi presentati dati e grafici di questa raccolta relativi al periodo 2003-2014.
PREFAZIONE
Il XXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza si è svolto a Roma dal 10 al 14 settembre 2014 e ha visto la partecipazione di oltre 400 Neuropsichiatri Infantili. Il Congresso si è articolato in 4 giornate dedicate alla neurologia, alla psichiatria, alla neuropsicologia e alla neuroriabilitazione. Oltre alle sessioni plenarie largo spazio è stato dedicato alle comunicazioni scientifiche e alla discussione orale dei poster. Il Convegno ha previsto anche delle sessioni didattiche e incontri con gli esperti, particolarmente indirizzati ai giovani specialisti. Quest’anno, per iniziativa della SINPIA, durante il Congresso Nazionale sono stati consegnati 15 premi per giovani ricercatori del valore di 1000€ ciascuno, da utilizzare per la partecipazione a congressi internazionali a scelta dei vincitori.
Comorbilità in bambini e adolescenti con disturbo da deficit di attenzione con iperattività/impulsività in Regione Lombardia

B. Bartoli, L. Reale, M. Cartabia, C. Termine, M. Bonati

Obiettivo. Lo scopo di questo studio era valutare il profilo delle comorbidità psichiatriche in bambini e adolescenti afferenti ai 18 centri di riferimento della Regione Lombardia per sospetto Disturbo da deficit dell'attenzione con iperattivi- tà/impulsività (ADHD). Metodi. Sono stati analizzati i dati clinico-anamnestici presenti nel database del Registro Lombardo dell’ADHD di tutti i nuovi pazienti valutati nel periodo Giugno 2011-Novembre 2014. Risultati. 1108 di 1703 pazienti con sospetta ADHD (65%) hanno ricevuto una diagnosi di ADHD: 952 (86%) maschi e 156 (14%) femmine (età mediana: 9aa; range: 5-17aa), di questi 402 (36%) hanno ricevuto esclusivamente una diagnosi di ADHD, mentre 706 (64%) presentavano almeno un altro disturbo psichiatrico (disturbi dell’apprendimento: 35%, disturbo oppositivo/provocatorio: 13%, disturbi del sonno: 13%, disturbi d’ansia: 8%). 254 di 1703 casi sospetti (15%) non hanno ricevuto alcuna diagnosi. La diagnosi di ADHD di tipo combinato (OR: 1,37, 95% IC: 1,07-1,76), un punteggio CGI-S ≥ 5 (OR:1,93, 95% IC: 1,44-2,60) e la prescrizione di trattamento farmacologico (OR: 3,07, 95% IC: 2,05-4,60) erano associate ad una maggiore probabilità di presentare disturbi psichiatrici in comorbidità. Conclusioni. Nei pazienti con ADHD è importante valutare e monitorare sistemati- camente l’intero spettro delle possibili comorbilità psicopatologiche associate, an- che tenendo conto della loro evoluzione, comparsa e associazione con particolari tappe cronologiche e psicologiche dello sviluppo.
Due anni di attività del Progetto ADHD della Regione Lombardia: analisi dei percorsi di cura diagnostici e terapeutici

L. Reale, M. Bonati, M. Zanetti, M. Cartabia, F. Fortinguerra e il Gruppo Regionale Lombardo ADHD

Obiettivo. Descrivere i percorsi diagnostico-terapeutici dei pazienti ADHD in Regione Lombardia. Metodi. I dati relativi ai nuovi pazienti valutati dai 18 centri di riferimento lombardi nel periodo 2012-2013 sono stati estrapolati dal database del Registro Regionale ADHD e analizzati, per descrivere le caratteristiche clinico-diagnostiche e prescrittive del campione. Risultati. 753 dei 1.150 casi sospetti (65%) hanno ricevuto una diagnosi di ADHD (M:F = 6:1; età mediana: 9aa; range: 5-17aa), nel 24% dei casi era presente familiarità per ADHD. 483 (65%) pazienti presentavano almeno un altro disturbo psicopatologico, più frequentemente disturbi dell’apprendimento (35%), disturbi del sonno (14%) e disturbo oppositivo–provocatorio (13%); mentre 69 (9%) avevano in associazione altra condizione medica cronica, per lo più di tipo neurologico (n = 28). L’84% dei pazienti ha ricevuto una prescrizione di tipo psicologico, più comunemente parent training (n = 428, 82%), seguito da child training (n=308, 59%) e teacher training (n = 173, 33%); il 2% solo farmacologica, il 14% entram- be. Dei 115 pazienti con terapia farmacologica, 95 (83%) sono stati trattati con metilfenidato (5-40 mg/die), 5 dei quali in associazione con un altro psicofarmaco, il 7% (n = 8) con atomoxetina (10-75 mg/die) e il restante 10% (n = 12) con un altro farmaco, in particolare risperidone. Rispetto ai soggetti cui è stato prescritto solo l’intervento psicologico, i pazienti con prescrizione farmacologica presentavano più frequentemente valori di CGI-S di 5 o superiore (p minore di ,0001), livello cognitivo inferiore (p = ,0019), la presenza di disturbi associati, quali il disturbo oppositivo- provocatorio (p minore di ,0001) e i disturbi del sonno (p = ,0007). Conclusioni. Il monitoraggio continuo e sistematico dell’assistenza al paziente con ADHD, anche attraverso uno strumento quale il Registro, permette di valutare i bisogni (grado e tipo di domanda), così da poter attivare progressivi e signifi- cativi miglioramenti nella pratica clinica, usando in modo appropriato le risorse e garantendo un’efficiente e omogenea qualità delle cure.
Outcome neuroevolutivo nei figli di donne con patologie autoimmuni sistemiche e positività per anticorpi anti-ß2GPI
Le giovani donne affette da sindrome da anticorpi antifosfolipidi(APS) o lupus eritematoso sistemico (LES), che si trovano ad affrontare una gravidanza, presentano maggior rischio di nascite premature. Esistono poche informazioni riguardo gli effetti della patologia materna e degli anticorpi anti-fosfolipidi (aPL) sullo sviluppo a breve e lungo termine dei loro figli. Obiettivi. Il presente studio si propone di valutare il profilo neuroevolutivo di bambini nati da madri con LES o APS per stabilire se vi sia un maggior rischio di eventuali disturbi neurologici o del neurosviluppo e identificare i fattori che potrebbero influire nella loro genesi. Metodi. Sono stati selezionati bambini nati da madri con LES o APS ed inclusi nello studio sulla base del riscontro di valori materni positivi per anticorpi anti- ß2GPI durante la gravidanza. Sono stati valutati 40 soggetti di età media 7 anni e 6 mesi tramite questionari anamnestici, questionari sul comportamento, valuta- zione clinica, test intellettivi; dove necessario si è proceduto ad approfondimenti diagnostici neuropsicologici e strumentali. Risultati. Sono stati riscontrati disturbi del sonno nel 30%, disturbi emotivi o comportamentali nel 32%, disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) nel 12,5% ed epilessia nel 10%.
Risultati di uno studio preliminare: l’utilizzo dell’Autism Spectrum Quotient (AQ) in una popolazione di soggetti sani, genitori di pazienti affetti da disturbi del comportamento ad esordio in età evolutiva

M. Marino, M.P. Riccio, C. Tiano, A. Maiorano, M. Siciliano, S. Pisano

Disturbi dello spettro autistico (DSA), deficit di attenzione e/o iperattività (ADHD), disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) presentano clusters sintomatolo- gici comuni nei soggetti affetti e nei familiari di primo grado non affetti, connessi a fenotipi neuropsicologici mitigati. Pazienti con DOC e ADHD presentano tratti au- tistici subclinici, espressione di fenotipo autistico mitigato (Broader Autism Phenot- ype - BAP), misurabile attraverso il questionario Autism Spectrum Quotient (AQ). Obiettivo dello studio è valutare la presenza di caratteristiche correlate al BAP nei genitori sani di pazienti con DSA, DOC, ADHD. Autocompilazione dell’AQ (versione italiana), da parte di genitori di soggetti con ADHD (N = 36; età-media 40,1; 18 F, 18 M), DSA (N = 80; età-media 41; 46 F, 34 M), DOC (N = 22; età-media 44,6; 11 F, 11 M), sviluppo normotipico (N = 22; età-media 41,1; 15 F, 7 M). Analisi dei punteggi mediante varianza a 2 vie (sesso e gruppo come fattori); confronti multipli con test di Bonferroni. Effetto significativo di gruppo e sesso sui punteggi totali dell’AQ (p minore di 0,001; p = 0,03); punteggi totali nei genitori dei gruppi DSA, ADHD, DOC statisticamente significativi rispetto ai controlli (p = 0,004; p minore di 0.001; p = 0,001).
Prognosi a lungo termine dei disturbi specifici di apprendimento

I. Salvadore, C. D’Agostini Costa, R. Penge

Al momento sono ancora pochi gli studi sistematici sull’evoluzione a lungo termine dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) nella popolazione italiana. Questo lavoro si propone di indagare l’outcome del disturbo al termine del ciclo di Scuola Secondaria di secondo grado, come da raccomandazioni fornite dall’Istituto Superio- re di Sanità. Il campione è costituito da 20 soggetti con diagnosi di DSA effettuata in Scuola Primaria o Scuola Secondaria di primo grado e rivalutati, mediante una batteria di test standardizzati, alle soglie dell’età adulta. Le competenze cognitive rimangono stabili nel tempo. Si riscontra una sostanziale stabilità rispetto al profilo degli apprendimenti: la rapidità di lettura del testo risulta essere la competenza mag- giormente compromessa. La valutazione del funzionamento scolastico mostra come i soggetti con DSA abbiano difficoltà in particolare nei compiti di tipo metacognitivo. Si evidenzia la co-occorrenza di sintomi psicopatologici di tipo ansioso/depressivo. In conclusione il funzionamento scolastico dei soggetti con DSA sembra inficiato, oltre che dalla permanenza delle difficoltà di letto-scrittura, anche da strategie e competenze metacognitive molto fragili. Si confermano i dati di letteratura relativi alla comorbidità tra DSA e disturbi di tipo psicopatologico.
Il progetto CareToy per l’intervento precoce nel bambino nato pretermine: risultati preliminari sull’interazione madre-bambino

E. Inguaggiato, G. Sgandurra, E. Beani, G. Piccardo, M. Giampietri, L. Bartalena, G. Cioni

Programmi di intervento precoce (IP) hanno dimostrato la loro efficacia nella promo- zione della interazione genitore-bambino. CareToy (CT) è un strumento innovativo, ideato per l’IP individualizzato, domiciliare e centrato sulla famiglia per bambini di 3-9 mesi. Il training con CT prevede lo svolgimento quotidiano, per 4 settimane, di attività di gioco genitore-bambino, monitorate e programmate da remoto dal centro clinico, finalizzate alla promozione dello sviluppo psicomotorio e della interazione genitore- bambino. Il presente studio ha lo scopo di valutare gli effetti del CT sulla interazione genitore-bambino e sulla partecipazione del genitore e del bambino al training, in un gruppo di 14 bambini nati pretermine, di cui 4 gemelli, di età corretta 3-5 mesi, arruolati nell’ambito di un RCT (ClinicalTrials.gov, NCT01990183). A tale scopo è stato sviluppato un questionario ad hoc che esplora, prima del training le aspettative del genitore e le competenze del bambino, e dopo la sua conclusione l’opinione sul sistema e sul training, la partecipazione alle attività e l’interazione genitore-bambino. Tutte le dieci famiglie hanno risposto al questionario. Tutte le famiglie intervistate hanno valutato come “positiva” l’esperienza con CT, l’uso del sistema è stato giudicato come “semplice” o “abbastanza semplice” e le attività proposte sono state valutate come “totalmente” o “in gran parte” personalizzate alle esigenze di ciascun bambino. Dopo l’esperienza con CT i genitori riferiscono aumento del tempo dedicato al gioco condiviso, apprendimento di nuove attività da proporre al bambino e maggiore coinvolgimento nella sua cura. Secondo questi dati premilinari CT appare un utile strumento di IP, in grado di favorire l’interazione genitore-bambino.
Action observation treatment nella riabilitazione del bambino con pci: uno studio combinato clinico e funzionale – risultati preliminari

L. Serotti, A. Molinaro, A. Alessandrini, F. Tansini, A. Serina, C. Ambrosi, L. Mascaro, C. Pinardi, D. Arisi, R. Gasparotti, G. Buccino, E. Fazzi

L’osservazione sistematica di azioni quotidiane seguita dalla loro imitazione (Action Observation Treatment, AOT) è un approccio riabilitativo che sfrutta un meccanismo neu- rofisiologico ben noto, basato sulla corrispondenza tra azione osservata e azione eseguita. Lo scopo dello studio clinico randomizzato controllato è di valutare se AOT possa migliorare le funzioni motorie degli arti superiori nei bambini con paralisi cerebrale (CP). Sono stati arruolati 12 bambini con CP, assegnati in modo casuale al gruppo sperimentale (n = 6) o al gruppo di controllo (n = 6). I bambini del gruppo sperimentale osservano filmati che mostrano azioni quotidiane adeguate all’età e dopo la visione ripetono i movimenti osservati. I bambini del gruppo controllo seguono un analogo trattamento dopo l’osservazione di filmati senza azioni. L’outcome primario è rappresentato dai punteggi ottenuti alla scala di valutazione Assisting Hand Assesment (AHA), mentre i risultati ottenuti con la scala di valu- tazione Melbourne Assessment of Unilateral Upper Limb Function (MUUL) e con il questionario Abilhand-Kids rappresentano gli outcome secondari. Tutti i soggetti effettuano una Risonanza magnetica funzionale (fMRI) con uno specifico protocollo di stimolazione nel quale la manipolazione di oggetti è alternata alla manipolazione di una forma neutra. I bambini sono valutati, in cieco, due settimane prima dell’inizio del trattamento (T0), in occasione dell’inizio (T1) e della fine (T2) del trattamento e dopo 8 settimane dal termine della terapia. Dopo il trattamento nel gruppo dei casi è evidente un miglioramento dei punteggi in entrambe le scale di valutazione dell’arto superiore, che risulta invece nettamente meno significativo nel gruppo di controllo. Nel gruppo sperimentale la fMRI ha mostrato un aumento nelle attivazioni nelle aree pre-motorie ventrali dopo AOT. L’utilizzo del DTI ha consentito di dimostrare la presenza di fasci di connessione all’interno del circuito fronto-parietale.
In ricordo di Camillo Mastropaolo
Il 15 luglio ci ha lasciati Camillo Mastropaolo, Pro- fessore Emerito di Neuropsichiatria infantile dell’U- niversità di Sassari. Credo che questo verbo nella sua durezza serva per esprimere la complessità dei pensieri e delle emozioni che ci colgono. Esso contie- ne l’idea del dolore e della perdita ma rimanda con immediatezza al tema della memoria e dell’eredità Quelli che lo hanno conosciuto, stimato e gli hanno voluto bene porteranno con se il ricordo della forza e, direi, della tenerezza dei suoi affetti e dei suoi sen- timenti mal celati da un corpo imponente e dai line- amenti di un viso scolpito e come temprato dal mare cui lo legava un rapporto antico. Ricorderanno anche la lucidità e la coerenza dei suoi giudizi e delle sue scelte fondate su una visione ideale che era capace di confrontarsi con la concretezza delle situazioni. Quelli che non lo hanno conosciuto debbono prende- re atto del fatto che non è possibile ripensare alla na- scita ed allo sviluppo della Neuropsichiatria infantile in Italia senza tener conto del suo apporto.

Vol. 35  N. 1  Aprile 2015

Attribuzione delle emozioni: analisi preliminare sulla validità e l’affidabilità per l’età adolescenziale del test di attribuzione delle emozioni

M. Gatta, A. Spoto, G. Trevisan, S. Benanti, P.A. Battistella

La ricerca si propone di fornire un contributo alla validazione del test di attribuzione delle emozioni 1 per l’età adolescenziale. Si prenderanno dapprima in considerazione i modelli teorici e gli studi scientifici, che supportano il progetto di ricerca stesso e si identificano come chiave di comprensione del tema trattato. Alcuni di questi, tra i più noti il modello quadrifattoriale di Blair e Cipollotti (2000) 2 , prende in considerazione le diverse componenti della cognizione sociale in rapporto con l’abi- lità dell’attribuzione-comprensione delle emozioni. Si approfondirà, inoltre, il tema dell’alessitimia, disturbo psico-emotivo presente nella popolazione sia adolescenziale che adulta. Il test oggetto di validazione è considerabile come uno degli strumenti di valutazione più adatti per la cognizione emotiva ed è già stato precedentemente validato per l’età adulta 3 . Tale test è ritenuto, secondo i dati scientifici raccolti dagli autori, lo strumento più sensibile all’influenza fattoriale, come sesso, età e scolarità.
ADHD modalità e difficoltà diagnostiche: Un’indagine nella provincia di Novara

F. Guccione, A. Antonini, M. Vallana

In Italia, così come in altri paesi l’ADHD è sottodiagnosticato. Numerosi studi evidenziano come tale variabilità dipenda dalle diverse metodologie diagnosti- che utilizzate. Tali studi, non hanno mai preso in considerazione gli operatori addetti alla diagnosi, la loro formazione o il loro aggiornamento scientifico. Questo lavoro, si pone l’obiettivo di verificare la sensibilità diagnostica e l’o- pinione soggettiva degli operatori incaricati di effettuare la diagnosi nella pro- vincia di Novara e di valutare le procedure e il percorso diagnostico-terapeutico utilizzato. A questo scopo: sono stati intervistati 17 operatori (psicologi e neuropsichiatri infantili). Dai dati raccolti emerge che una certa percentuale di operatori ha tutt’ora idee incongrue rispetto al Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività e non sempre il percorso diagnostico utilizzato prevede la somministrazione di specifici test neuropsicologici. Questo potrebbe giustificare il numero limitato di diagnosi formulate.
PREFAZIONE
Il XXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza si è svolto a Roma dal 10 al 14 settembre 2014 e ha visto la partecipazione di oltre 400 Neuropsichiatri Infantili. Il Congresso si è articolato in 4 giornate dedicate alla neurologia, alla psichiatria, alla neuropsicologia e alla neuroriabilitazione. Oltre alle sessioni plenarie largo spazio è stato dedicato alle comunicazioni scientifiche e alla discussione orale dei poster. Il Convegno ha previsto anche delle sessioni didattiche e incontri con gli esperti, particolarmente indirizzati ai giovani specialisti. Quest’anno, per iniziativa della SINPIA, durante il Congresso Nazionale sono stati consegnati 15 premi per giovani ricercatori del valore di 1000€ ciascuno, da utilizzare per la partecipazione a congressi internazionali a scelta dei vincitori.
Developmental Coordination Disorder (DCD) e sonno: studio polisonnografico

M. Esposito, A. Pascotto, M. Carotenuto

Background. La letteratura sulla relazione tra coordinazione motoria e modalità di sonno in età evolutiva è scarsa. Scopo del presente studio è esplorare le relazioni esistenti tra l’organizzazione macrostrutturale del sonno e le capacità di coordinazione motoria in età evolutiva in un gruppo di bambini affetti da DCD. Metodi. 121 bambini (75 M, età media10,03 ± 2,76) sono stati sottoposti al test Movement Assessment Battery for Children (M-ABC), Beery-Buktenika Visual-Motor Integration test (VMI) ed a polisonnografia notturna (PSG), in seguito è stato individuato un gruppo di soggetti affetti da DCD composto da 42 bambini (26 M, età media10,12 ± 1,98) ed un gruppo di 79 soggetti non affetti (49 M, età media 9,94 ± 2,84) confrontati mediante t-test sui dati macrostrutturali del sonno. Risultati. Dall’analisi di correlazione sono emerse relazioni significative tra abilità motorie e parametri di durata del sonno oltrechè quelli di rappresentazione per- centuale degli stadi con particolare riferimento al sonno REM. Inoltre i soggetti con DCD presentano una riduzione media di tutti i parametri di durata del sonno e della quota di REM% rispetto ai controlli. Conclusioni. Il presente studio dimostra come coordinazione motoria e integrazione visuo-motoria siano strettamente legate alle modalità macrostrutturali del sonno, tali risultati potrebbero porsi come punto di partenza per ulteriori e più approfonditi studi sul legame tra modalità di sonno notturno e capacità motorie superiori.
Effetto delle crisi precoci sulla connettività cerebrale in bambini con sclerosi tuberosa: uno studio con tensore di diffusione

R. Moavero, A. Napolitano, R. Cusmai, F. Vigevano, L. Figà-Talamanca, G. Calbi, P. Curatolo, B. Bernardi

Razionale e obiettivi. La sclerosi tuberosa (TSC) si associa a crisi ad esordio precoce, con possibilità di epilessia farmacoresistente e ritardo cognitivo. Obiettivo dello studio è stato valutare, mediante tensore di diffusione (DTI), gli effetti delle crisi precoci sulla sostanza bianca di soggetti con TSC. Metodi. Abbiamo arruolato 16 bambini con TSC ed epilessia esordita nei primi 3 anni, dividendoli in base alla persistenza o meno di crisi ed all'esordio prima o dopo l'anno. Tutti hanno effettuato RM encefalo con DTI. Specifiche ROIs sono state selezionate per la generazione di tracks, sulle quali sono stati calcolati i valori medi di anisotropia frazionale (FA) e coefficiente di diffusione apparente. L'analisi statistica è stata effettuata mediante ANOVA. Risultati. I bambini con crisi persistenti e quelli con esordio nel primo anno mostrano FA globalmente più bassa, con significatività statistica a livello di tronco temporale e giro del cingolo; i bambini con esordio precoce mostrano inoltre differenze significative a livello del fascicolo fronto-occipitale inferiore. Conclusioni. Il nostro studio dimostra che i soggetti con crisi persistenti o ad esordio più precoce presentano maggiori alterazioni della connettività cerebrale in aree cruciali per la maturazione delle funzioni esecutive, la maturazione cognitiva globale e le abilità verbali.
Caratteristiche di personalità nell’emicrania in età evolutiva: studio di un campione di adolescenti emicranici mediante uso del test di Rorschach secondo il sistema comprensivo di Exner (CS)

D. Candeloro, M.A. Chiappedi, A. Di Genni, P.A. Veggiotti, S. Cristofanelli, A. Zennaro, U. Balottin

Il presente studio intende utilizzare il test di Rorschach per descrivere specifiche caratteristiche di personalità di adolescenti emicranici. 10 pazienti con emicrania, 10 pazienti con epilessia idiopatica e 10 controlli sani (età: 11,0-17,11) sono stati valutati con una batteria di test multimetodo: Child Behavior Checklist, Youth Self- report, e il test di Rorschach somministrato e siglato secondo il Sistema Comprensivo di Exner. Sono state riscontrate specifiche differenze in entrambi i gruppi clinici rispet- to ai controlli sani, in due variabili che riguardano la modalità di organizzazione delle informazioni percepite (mediazione cognitiva), che pertanto sembrerebbero esprime- re aspetti psicologici legati alla comune condizione di sofferenza per malattia cronica. Gli emicranici, inoltre, presentano una modulazione degli affetti meno controllata, con tendenza a percepirli in modo più intenso e di conseguenza maggiore difficol- tà nella gestione delle emozioni; uno stile autoritario; un approccio alla realtà più vago e immaturo; una possibile tendenza a processi di pensiero meno chiari e ad una concettualizzazione più immatura, meno sofisticata. Tali specifici aspetti del funzionamento di personalità si accostano al costrutto di alessitimia e in un senso più ampio alla definizione di malattia psicosomatica, ed evidenziano l’importanza di prevedere un approccio integrato anche di tipo psicologico, nella valutazione e nel trattamento dell’emicrania in età evolutiva.
Effetti sulla crescita della terapia a lungo termine con metilfenidato in bambini e adolescenti con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD)

S. Carucci, A. Carta, R. Romaniello, A. Zuddas

Scopo di questo lavoro è stato effettuare una revisione dei principali studi sugli effetti del Metilfenidato (MPH) sulla crescita in soggetti ADHD in età evolutiva. La ricerca è stata condotta utilizzando le banche dati Embase, PsycINFO e Ovid Medline fino a Dicembre 2011 e focalizzata sugli effetti del metilfenidato in cronico sulla crescita in bambini e adolescenti ADHD di età compresa tra i 3 ed i 17 anni. Sono stati esclusi gli studi su adulti e gli studi relativi a soggetti esposti esclusivamente ad amfetamine o altri psicostimolanti. In totale sono stati revisionati 11 studi pubblicati tra il 1996 e il 2010. Tali studi includono un campione di 2273 pazienti di entrambi i sessi (79% genere maschile). Quattro degli studi inclusi non supportano l’ipotesi di una correlazione tra l’uso di psicostimolanti e un deficit di crescita. Gli altri studi mettono invece in evidenza effetti significativi, seppur lievi, sugli z score di altezza, peso e BMI. Il deficit di altezza risulta maggiormente evidente durante i primi 6-12 mesi di terapia con una successiva normalizzazione. Gli studi selezionati evidenziano pertanto che il trattamento con MPH nel lungo termine può determinare un lieve deficit di crescita, sebbene numerose domande riguardo i meccanismi biologici sottostanti rimangano ancora aperte.
Valutazione degli effetti cardiovascolari acuti del metilfenidato a rilascio immediato in bambini e adolescenti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività

M. Lamberti, E. Germanò, D. Italiano, R. Siracusano, L. Guerriero, G. D’Amico, M. Ingrassia, A. Alquino, M.P. Calabrò, E. Spina, A. Gagliano

Introduzione. Il metilfenidato (MPH) costituisce il gold standard per il trattamen- to del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Scopo della nostra ricerca è stato quello di studiare il rischio cardio-tossico del MPH, durante il picco plasmatico del MPH a immediato rilascio (MPH-IR). Metodi. Sono stati arruolati 60 pazienti drug-naive con diagnosi di ADHD. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad esame ECG, in basale (T0) e a distanza di 2 ore dall’assunzione del farmaco(T1), dopo che per essi era stata stabilita la dose terapeutica di MPH. Sono stati quindi valutati e confrontati la media corretta del QT (QTc), il tempo di dispersione del QT (QTd) e l’intervallo dell’onda T (TpTe). Risultati. Non si sono evidenziate modifiche clinicamente significative di nessuno dei parametri analizzati dopo l’assunzione della dose di metilfenidato. La FC ed i valori del TpTe sono variati in modo statisticamente significativo da T0 a T1, ma entrambi i valori si sono sempre mantenuti all’interno dell’intervallo di normalità e non sono variati in modo clinicamente significativo. Conclusioni. I risultati della nostra ricerca mostrano che durante le prime ore dall’assunzione del MPH non si rilevano modifiche elettrocardiografiche che con- figurano un rischio clinico. I nostri dati confermano, con dati obiettivi, la relativa sicurezza cardiovascolare del MHP. L’uso dei valori del TpTe potrebbe rivelarsi un utile marker aggiuntivo per identificare le situazioni a rischio.
Adolescenti e self-cutters: analisi di una popolazione

A. Traverso, S. Zanato, B. Bolzonella, D. De Carlo, A. Rampazzo, M. Gatta, C. Cattelan

Introduzione. I comportamenti autolesivi riguardano fino al 45% degli adole- scenti, rappresentando una priorità di salute generale. Tra i più comuni si ricorda il self-cutting, comportamento ad alto rischio di ripetizione e fattore predittivo indipendente di suicidio. L’obiettivo dello studio è l’analisi delle caratteristiche sociali e psicopatologiche di un gruppo di soggetti con self-cutting, al fine di migliorare la cura e la prevenzione delle ricadute autolesive. Metodi. È stata condotta una revisione dei casi (23 pazienti) giunti con self- cutting presso il Pronto Soccorso negli ultimi 5 anni e seguiti presso il Servizio di Psichiatria Infantile e Psicologia Clinica dell’Ospedale di Padova. Ogni soggetto è stato sottoposto ad una valutazione psicodiagnostica completa (colloqui liberi e somministrazione di interviste e questionari). Il self-cutting è stato classificato in occasionale e ripetuto (≥ 5/anno). La presenza di differenti sedi anatomiche coinvolte nel self-cutting è stata considerata indice di maggiore gravità dell’autolesionismo. Risultati. In età pediatrica, i soggetti che accedono ai Servizi per self-cutting sono prevalentemente femmine, con età media di 14,5 anni. Nel campione non sembrano esserci differenze significative in termini di caratteristiche sociali e psicopatologiche tra chi si taglia in multiple sedi e chi si taglia in una sede sola o tra chi compie il gesto con frequenza occasionale rispetto a chi lo agisce abitudinariamente. La presenza di tentativi di suicidio e la gravità del self cutting correlano con un utilizzo assiduo di social network. Discussione. Nonostante la diffusione del fenomeno porti ad una normalizzazione dello stesso, è compito del clinico non trascurare neppure un episodio isolato di autolesionismo, non essendo possibile legare la frequenza degli agiti ad un rischio differente o ad un profilo psicopatologico specifico. Sarà da approfondire il ruolo dell’utilizzo dei social network quali possibili strumenti di “contagio sociale” in popolazioni a rischio.
Studio della connettività EEG dei fusi del sonno in alcuni soggetti con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD)

C. Zanus, P. D’Antrassi, R. Giorgini, G. Spada, A. Accardo, A. Skabar, M. Carrozzi

Introduzione. Il sonno è considerato un utile ambito di studio rispetto alla correlazione tra funzioni cognitive e organizzazione della rete neuronale. L’attività dei fusi viene correlata ad alcune funzioni cognitive e recentemente anche allo sviluppo emotivo. Obiettivo. Individuare possibili patterns di connettività EEG nel sonno di soggetti con ADHD. Metodi. Quattro soggetti con ADHD e 8 soggetti di controllo; fascia di età 7-11 anni. EEG con 21 elettrodi, riferimento biauricolare, frequenza di campionamento 512 Hz. Cinque epoche di un secondo, per ciascun soggetto, contenenti il fuso. Per estrarre le informazioni di connettività direzionale tra ogni coppia di canale è stato utilizzato il metodo spettrale multivariato della Directed Transfer Function (DTF). Per la misurazione della similitudine tra le matrici DTF è stata valutata la Cosine Similarity. Risultati. In entrambi i gruppi di soggetti è presente una buona similarità intraindividuale tra le matrici di connettività, soprattutto nelle bande di frequenza theta e beta. Nel gruppo ADHD non sembrano riconoscibili patterns di connettività generalizzabili in tutte le bande considerate, e la costanza intraindividuale sembra meno definita rispetto ai controlli. Conclusioni. I dati preliminari dello studio suggeriscono la possibile presenza di patterns di connettività del sonno riproducibili all’interno dello stesso soggetto.
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