SOCIETA' ITALIANA DI NEUROPSICHIATRIA DELL'INFANZIA E DELL'ADOLESCENZA
 
 
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Vol. 28  N. 3  Dicembre 2008

Il saluto della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza al prof. Maurizio De Negri

Il Presidente e il Direttivo SINPIA

Conclusione di un’esperienza decennale

M. De Negri

L’olanzapina nel trattamento di adolescenti con anoressia nervosa restrittiva: la riduzione dell’iperattività come moderatore dell’efficacia

C. Leggero, E. Brunori, S. Calderoni, R. Carissimo, S. Maestro, F. Muratori

Obiettivi. Valutare il contributo dell’olanzapina nella terapia di adolescenti con anoressia nervosa (AN). Materiali e metodi. Un campione di 13 adolescenti (età media: 13.7 anni) in trattamento multidisciplinare per Sindrome Anoressica Restrittiva è stato valutato all’inizio (T0) e dopo 6 mesi di assunzione di olanzapina (T2). In base al grado di riduzione dell’iperattività al T2 sono stati individuati soggetti Responders e Non-Responders. I confronti sono stati eseguiti utilizzando il t-test. Risultati. Nei 6 mesi di trattamento si evidenzia un miglioramento, indipendente dalla dose di farmaco assunto, del BMI, del funzionamento sociale, dei sintomi alimentari, della psicopatologia ansioso-depressiva associata e dell’iperattività. Dal confronto tra Responders e Non-Responders emerge una correlazione positiva tra riduzione dell’iperattività e aumento del BMI. Conclusioni. Il nostro studio evidenzia l’utilità dell’olanzapina all’interno di un trattamento multidisciplinare per l’AN in adolescenza; si ipotizza che la sua efficacia sia mediata dalla riduzione dell’iperattività.
Fenotipi del Disturbo Ossessivo Compulsivo infantile: influenza dell’età di esordio, genere, sintomatologia e comorbidità

G. Masi, S. Millepiedi, C. Pfanner, S. Berloffa, C. Pari, M. Mucci

Introduzione. Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) ad esordio in età infantile è un disturbo relativamente frequente e spesso invalidante. Le implicazioni cliniche di età di esordio, differenza di genere, quadro sintomatologico e comorbidità sono ancora discusse. Nell’ambito della eterogeneità clinica del disturbo, sono stati identificati 4 fenotipi diversi in base al quadro sintomatologico: Contaminazione/Pulizia; Ordine/Simmetria; Dubbio/Controllo e Accumulo, ma le differenze cliniche tra questi fenotipi sono ancora poco esplorate. Metodo. Scopo di questo studio è quello di esplorare tali aspetti in un ampio gruppo di 257 pazienti consecutivi di età compresa tra 6 e 18 anni (età media 13,6 ± 2,8 anni). Risultati. Le forme con Ordine/Simmetria sono risultate più fequenti nei maschi, e più frequentemente associate a tic/sindrome di Tourette. Le forme con il fenotipo Contaminazione/Pulizia prevalgono nelle femmine, presentano un’elevata comorbidità con disturbi ansiosi e depressivi ed una gravità globale minore. Il fenotipo con Accumulo è associato ad una maggiore gravità e ad una frequente comorbidità con fobia sociale e disturbo bipolare. La comorbidità con tic/sindrome di Tourette ed ADHD è più spesso associata al sesso maschile, ad un esordio più precoce dei sintomi ossessivo-compulsivi ed a una minore risposta ai trattamenti Conclusioni. Tali dati suggeriscono che la differenziazione fenotipica del DOC infantile, sulla base della espressione clinica e della comorbidità, può avere significative implicazioni sul piano clinico-prognostico.
Studio della prevalenza a Milano dei disturbi psicopatologici in preadolescenza: progetto “PRISMA”

M. Walder, A. Frigerio, C.E. Preda, A. Albizzati, C. Lenti, M. Molteni

Obiettivi. “PRISMA”, (“Progetto Italiano Salute Mentale Adolescenti”), è il primo grande studio epidemiologico italiano disegnato per definire la prevalenza dei disturbi mentali, in base ai criteri del DSM-IV e dell’ICD-10, in preadolescenti tra 10 e 14 anni che vivono in zone urbane, nonché per analizzare le variabili biologiche e demografiche correlate ai problemi emotivi e comportamentali. Lo studio è stato eseguito in collaborazione tra 7 U.O. distribuite sul territorio nazionale; nel presente lavoro vengono riportati i dati relativi alla città di Milano. Materiali e metodi. È stato usato un disegno di campionamento a due fasi: una prima fase di screening dei problemi emotivo-comportamentali su 979 preadolescenti provenienti da 9 scuole medie della città di Milano (utilizzando una scheda demografica e la CBCL 6-18), e una seconda fase di indagine diagnostica approfondita sui soggetti risultati positivi alla prima fase di screening (utilizzando le scale SDQ, DAWBA, HoNOSCA, C-GAS). Risultati. I soggetti reclutati in fase II erano soprattutto femmine, afferenti alla scuola pubblica, in I media, provenienti da famiglie a basso reddito, con genitori impiegati full-time. Il 19,7 dei preadolescenti otteneva conferma diagnostica alla DAWBA e alle altre scale, dimostrando alta sensibilità di screening tra queste e la CBCL. Le attribuzioni diagnostiche prevalevano però nei maschi di basso reddito e con madre disoccupata. Tra le diagnosi predominavano i disturbi internalizzanti (disturbi d’ansia e disturbi dell’umore) rispetto ai disturbi esternalizzanti (oppositivo-provocatorio, della condotta, ADHD), presenti praticamente solo nei maschi. Infine, solo il 7% dei soggetti con diagnosi alla fase II aveva aderito ai servizi di salute mentale. Conclusioni. I dati emersi sembrano fornire un quadro descrittivo sulla popolazione preadolescente della città di Milano in linea con i dati riportati nello studio nazionale. Rispetto ai dati internazionali invece, un dato di rilievo è la maggior presenza di disturbi internalizzanti rispetto agli esternalizzanti. I correlati socio-demografici associati alla psicopatologia che emergono dallo studio sono in linea con quelli presenti in letteratura. La scarsissima affluenza degli adolescenti in difficoltà ai Servizi di Salute Mentale dimostra l’importanza di una pianificazione e organizzazione mirata dei servizi di prevenzione e riconoscimento diagnostico del disagio psichico in questa fascia di età.
Neuroni specchio e funzioni cognitivo-motorie

L. Fogassi

Numerosi studi neuroanatomici e neurofisiologici ci permettono di affermare, diversamente da quanto classicamente ritenuto, che il compito del sistema motorio non è tanto quello di tradurre in movimenti il prodotto dell’elaborazione percettiva, quanto di codificare lo scopo degli atti motori e delle azioni in cui questi atti sono inseriti. Tale codifica è stata chiaramente dimostrata negli ultimi vent’anni nei neuroni di varie aree premotorie della scimmia. La rappresentazione degli atti motori della mano e della bocca quali afferramento, manipolazione, ecc. presente nell’area premotoria ventrale F5, costituisce una conoscenza motoria interna, che permette a sua volta la costituzione di neuroni visuomotori complessi, quali i neuroni specchio, che si attivano sia quando la scimmia esegue un atto finalizzato, sia quando osserva lo stesso atto svolto da un altro individuo. Si è ipotizzato che tale integrazione tra osservazione ed esecuzione di un atto motorio a livello di singolo neurone sia alla base della comprensione degli atti motori eseguiti dagli altri. Questa proprietà è presente non solo nella corteccia premotoria, ma anche nella corteccia parietale inferiore, grazie alle ampie connessioni reciproche tra le due regioni corticali. Successivi studi hanno dimostrato che i neuroni che codificano gli atti motori (p. es. prendere) sono in grado di codificare anche lo scopo finale dell’azione (p. es. prendere per mangiare) in cui questi atti sono inclusi, fornendo così una primitiva base neurale per la codifica automatica dell’intenzione propria e altrui. Il sistema dei neuroni specchio, come dimostrato da numerosi studi elettrofisiologici e di neuro immagine, è presente anche nell’uomo e comprende la corteccia premotoria, il giro frontale inferiore e la corteccia parietale inferiore. La sua attivazione durante l’osservazione è modulata dall’esperienza motoria che l’osservatore possiede relativamente ad una determinata azione, come è stato dimostrato per la danza. Nell’uomo si è dimostrato che il sistema specchio è coinvolto in modo cruciale nei compiti di imitazione e nella comprensione dell’intenzione motoria altrui. Inoltre studi recenti ne mostrano la presenza nei bambini, anche molto piccoli. Data la sua importanza per i processi imitativi e di comprensione intenzionale, si è suggerito che una sua anomalia possa spiegare i disturbi della sfera relazionale mostrati dai soggetti con sindrome autistica. In realtà recentemente si è visto che uno di questi aspetti, la comprensione dell’intenzione motoria altrui, nei bambini autistici risulti deficitario a causa di una anomalia nell’organizzazione intrinseca delle azioni intenzionali. Infine, la plasticità dimostrata dal sistema specchio in esperimenti che coinvolgevano apprendimenti di atti motori nuovi suggerisce che esso possa essere utilizzato in interventi di tipo riabilitativo su base osservativa, come già alcuni studi pilota sembrano indicare.
Tourette: recenti acquisizioni

C. Cianchetti, T. Pisano, G. Gaspa

Questa breve review illustra i principali progressi ottenuti negli ultimi anni relativamente alla genetica, alle strutture cerebrali coinvolte e relativi neurotrasmettitori e alla terapia del disturbo di Tourette. Il disturbo ha una ereditarietà complessa con gene di maggior effetto in 2p32.2 e associazione, in alcuni casi, con il gene SLITRK1. Contraddittori appaiono finora i risultati sulle aree coinvolte, studiate sia con RM volumetrica, sia con RM funzionale, sia con PET; ovviamente i nuclei della base hanno un ruolo fondamentale. Alle conoscenze sui meccanismi neurotrasmettoriali hanno contribuito studi SPECT e PET, ma i dati più importanti sono ancora quelli derivati dalla risposta ai farmaci, che indicano il ruolo fondamentale della dopamina (DA), con possibile coinvolgimento della noradrenalina. Ancora fortemente dibattuta è l’esistenza di sindromi su base autoimmune (PANDAS). È possibile che, su una predisponente struttura su base genetica, si inseriscano variamente fattori ambientali, tra i quali le infezioni streptococciche. La terapia comportamentale “habit reversal” risulta essere un buon coadiuvante della terapia farmacologia, la quale si basa ancora soprattutto sui bloccanti i recettori alla DA, ma anche sugli agonisti della DA a dosi “presinaptiche” e, ancora da confermare, sugli antagonisti degli androgeni. L’elettrostimolazione cerebrale profonda può dare importanti giovamenti nei casi molto gravi e farmacoresistenti
Plasticità del SNC

D. Riva, C. Vago, A. Usilla, C. Treccani, S. Esposito, S. Bulgheroni

In questo testo viene affrontato il grande tema della plasticità cerebrale. La plasticità è il complesso di meccanismi molecolari e strutturali, interfacciati in modo imprescindibile con l’esperienza, che agisce sia nella normalità, (ritmata da periodi sensibili e critici), che nella patologia, per il recupero e la riorganizzazione funzionale dopo lesione cerebrale. I sistemi funzionali non recuperano allo stesso modo: il sistema motorio tende a shiftare nell’emisfero contro laterale, quello sensitivo a riorganizzarsi in quello ipsilesionale. Il linguaggio ha capacità riorganizzative più plastiche rispetto ad altre funzioni, a spese dell’emisfero destro se la lesione è molto precoce. L’ambiente arricchito, inteso come ecologicamente più vivace, favorisce la riapertura di periodi critici ed il rimodellamento della cromatina. Sono qui illustrati gli studi clinici e quelli più recenti con tecniche di neuro immagine, relativi alla riorganizzazione dei sistemi motori e neurosensoriali, ma anche delle funzioni psichiche superiori sia verbali che non verbali, dopo lesione cerebrale. Questi studi portano alla conclusione che la riorganizzazione neuronale e quindi funzionale dopo una lesione emisferica, può esprimersi secondo tutti i pattern possibili: trasferimento completo nell’emisfero controlaterale, riorganizzazione interamente nell’emisfero ipsilesionale, ed infine riorganizzazione distribuita fra i due emisferi. Un’altra conclusione importante è che la plasticità neuronale, che è continuamente e naturalmente in fieri dalla nascita alla vecchiaia, può essere ripristinata dall’“ambiente arricchito” fino al rimodellamento della cromatina, dando quindi evidenza che la riabilitazione e la sollecitazione ambientale siano forti induttori e modellatori della plasticità.
L’ipotesi neuroevolutiva della schizofrenia: il ruolo della via di Wnt

I. Ardizzone, F. Nardecchia, T.I. Carratelli

L’ipotesi neuroevolutiva della schizofrenia propone che l’interazione tra eventi genetici ed ambientali che avvengono durante i periodi critici precoci della crescita neuronale possa influenzare negativamente il percorso attraverso cui le cellule nervose vengono posizionate, differenziate e selettivamente selezionate per l’apoptosi. I risultati delle nuove ricerche offrono profonde intuizioni sulla regolazione dello sviluppo cerebrale ed i geni della famiglia Wnt giocano un ruolo centrale nel normale sviluppo cerebrale. L’attivazione della via di Wnt porta all’inattivazione della glicogeno sintasi chinasi-3β (GSK-3β), l’aumento dei livelli e quindi dell’attività della β-catenina e l’espressione di geni coinvolti nello sviluppo neuronale. Questo lavoro tratta delle alterazioni della trasduzione del segnale della via di Wnt che potrebbero rappresentare la causa del neurosviluppo aberrante nella schizofrenia. Anche la morte cellulare programmata rappresenta una componente essenziale del normale sviluppo cerebrale. L’anomala distribuzione neuronale che si ritrova nei pazienti schizofrenici potrebbe implicare un’alterazione nei processi di apoptosi; processo a cui partecipa la GSK-3. Dunque in questo lavoro è preso in considerazione un possibile ruolo della GSK-3 nell’etiologia della schizofrenia.
Psicopatologia dello Sviluppo e Fenomenologia Genetica: rilanciare la proposta di Maurizio De Negri

G. Levi

Musicalità ed emozione

M. De Negri

Arte, Autenticità, Psicopatologia

M. De Negri

Istruzioni per gli Autori

Vol. 28  N. 2  Agosto 2008

In memoria di Antonio Condini

L. Perulli, P.A. Battistella e il Consiglio Direttivo della SINPIA

Ricordo di Antonio Condini

M. Bertolini

La Psicopatologia dell’Età Evolutiva e gli Psicologi non medici

La Direzione

“More With Less”: minori e ricovero psichiatrico

D. Calderoni, M. Ferrara, M.I. Sarti, F. Nardocci

Sebbene la maggioranza di bambini e adolescenti con un disagio mentale devono essere assistiti e trattati da servizi su base territoriale, un corretto sistema di salute mentale non può non comprendere risorse di degenza per ricovero psichiatrico. In questo lavoro, gli autori analizzano i fattori legati al ricovero psichiatrico nei minori sottolineando la cruciale carenza di risorse di ricovero in Italia
Un progetto per la presa in carico di bambini e ragazzi autistici

R. Cerbo, M. De Caris, V. De Laurenzi, C. Di Giovanni, M. Gabrielli, G. Sorge. M. Valenti

La presa in carico della persona con autismo deve necessariamente passare attraverso il continuo sostegno non solo dell’utente ma anche di tutti coloro, familiari ed operatori scolastici ed educativi, che si confrontano con le difficoltà, spesso complesse ed imprevedibili, che l’autismo comporta quotidianamente. Un intervento efficace nell’autismo, richiede infatti una diagnosi precoce che coinvolge pediatri e centri diagnostici specializzati, un’adeguata valutazione funzionale e un coinvolgimento di tutti i soggetti che lavorano con il bambino. Nella Regione Abruzzo si è realizzata un’adeguata formazione degli operatori sanitari e scolastici per diffondere una cultura condivisa dei metodi psicoeducativi necessari a favorire l’integrazione sociale. Inoltre sono stati attivati centri diurni co-gestiti con l’associazione dei familiari, attuando un modello d’intervento sociosanitario che prende in considerazione le necessità globali della persona con autismo e chiama i familiari e gli operatori sanitari ad un coinvolgimento attivo nel percorso di cura. Dall’applicazione di questo modello d’intervento è stato possibile ottenere risultati positivi sia nell’ambito della diagnosi precoce che della riabilitazione. Infatti negli ultimi anni è stato possibile registrare un aumento dei casi diagnosticati con Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) e una significativa diminuzione (dai 62-68 mesi degli anni 2000-2001 agli attuali 34 mesi) dell’età d’arrivo dei nuovi casi presso il centro di riferimento. Inoltre si è ottenuto un miglioramento del grado di soddisfazione dei genitori utenti (misurato attraverso la somministrazione della scala Orbetello Satisfaction Scale of Child and Adolescent Mental Health Services (OSS-cam) e delle capacità adattive dei bambini e ragazzi, valutate attraverso la somministrazione delle Vineland Adaptive Behavior Scales (VABS). Entrambi gli indici hanno dato risultati positivi e nello specifico, l’analisi delle differenze tra punteggi ottenuti inizialmente dalle VABS e dopo un anno dall’inizio del trattamento, effettuata mediante test di Wilcoxon, evidenzia un incremento statisticamente significativo delle capacità adattive nelle diverse classi di genere ed età.
Geni di suscettibilità per i disturbi dello spettro autistico: conferma del ruolo della regione 15q11-13

L. Strik Lievers, G. Guffanti, M. Estienne, N. Nardocci, S. Russo, M.T. Bonati, L. Larizza, F. Macciardi

Obiettivi. Scopo principale di questo lavoro è di studiare, in una popolazione di pazienti autistici, il ruolo di UBE3A ed ATP10, geni ad espressività materna che si trovano all’interno di 15q11-13, regione importante nell’eziopatogenesi del disturbo. Obiettivi secondari sono quelli di analizzare il ruolo dell’imprinting e l’associazione con endofenotipi clinici. Materiali e metodi. Si è effettuata un’analisi di trasmissione in una popolazione di 79 pazienti autistici e le loro famiglie studiando 4 marcatori (1 SNP e 3 microsatelliti) attorno ad UBE3A e ATP10. Su una sottopopolazione di 56 pazienti, la regione è stata densificata con 6 ulteriori SNP per effettuare lo studio dell’imprinting e dell’associazione con endofenotipi. Risultati. È stata replicata l’evidenza di Linkage Disequilibrium al marcatore D15S122, situato al 5’ di UBE3A, per cui in letteratura esistono ad oggi evidenze discordanti. Emergono elementi per il ruolo di questa regione rispetto allo sviluppo del linguaggio e alla regressione psicomotoria, nonché una distorsione della trasmissione per alleli di origine paterna in D15S122. Conclusioni. I risultati supportano il ruolo potenziale di UBE3A e della regione 15q11-13 nella complessa eziopatogenesi dell’autismo.
La valutazione della disprassia evolutiva: sperimentazione e confronto fra le scale maggiormente in uso in età evolutiva

N. Bertoldo, D. Siravegna, C. Pacilli, G. Gliozzi, D. Bazzano

Obiettivi. La disprassia evolutiva è un’alterazione dell’organizzazione motoria, che può interessare sia le componenti esecutive che di programmazionepianificazione del movimento, interferendo sulla crescita e sulla strutturazione di molte funzioni adattive. Nel presente lavoro, gli Autori hanno focalizzato la loro attenzione sui protocolli diagnostici e di valutazione dell’organizzazione motoria ed hanno analizzato tre test, tra quelli maggiormente in uso nell’ambito della ricerca italiana, al fine di confrontarne applicabilità ed utilizzo in ambito riabilitativo: il Movement Assessment Battery for Children di Henderson e Sudgen (Movement ABC); il Protocollo per la Valutazione delle Abilità Prassiche e della Coordinazione Motoria (APCM) di Sabbadini, Tsafrir, Iurato; il Protocollo di Valutazione Psicomotoria di Siravegna, Gliozzi. Materiali e metodi. I tre protocolli sono stati somministrati ad un campione di nove bambini di età compresa fra i 4 e i 12 anni, segnalati per Disturbo della Coordinazione Motoria con maggiore compromissione dell’area prassica, giunti in osservazione presso il Servizio di Neuroriabilitazione della Struttura Complessa di NPI dell’A.S.O. O.I.R.M. S. Anna di Torino. Risultati e conclusioni. I dati emersi indicano che il Movement ABC rappresenta uno strumento facilmente fruibile dal bambino e d’uso immediato da parte dell’esaminatore ma poco analitico rispetto ad altri parametri fondamentali (neuromotricità, funzione visiva, propriocettiva, ecc.) per una più approfondita formulazione diagnostica e per la definizione del progetto terapeutico. In tal senso il Protocollo di Valutazione Psicomotoria ed il Protocollo APCM risponderebbero meglio alle esigenze del terapista della neuropsicomotricità pur differenziandosi tra di loro rispetto alle aree e alle sottocomponenti analizzate e rispetto alle fasce d’età considerate.
Valutazione dello sviluppo psicomotorio e degli aspetti comportamentali in bambini con basso peso alla nascita: follow-up a 3 anni

F. Zambonin, M. Agosti, A. Aldini, N. Aloisio, G. Calciolari, M. Colombo, L. Leva, C. Luoni, M. Quadrelli, U. Balottin

Obiettivi. Scopo dello studio è valutare la presenza di ritardi dello sviluppo e problemi comportamentali in bambini nati pretermine, con basso peso alla nascita, effettuando un confronto tra VLBW e ELBW. Materiali e metodi. È stato proposto un follow-up per i bambini nati con peso < 1500 gr, non portatori di sequele neurologiche o di cromosomopatie. Il protocollo prevede la somministrazione della scala Griffiths alle età di 12 mesi e 36 mesi, e la compilazione del questionario CBCL da parte dei genitori a 36 mesi. Dei 59 bambini reclutati, valutati fino al primo anno d’età, 34 si sono presentati a tutti i controlli fino ai 3 anni. Risultati. Nei 59 bambini, ad 1 anno, sono emerse differenze significative tra VLBW e ELBW per quanto riguarda il quoziente generale e le sottoscale motoria, coordinazione occhio-mano e performance, con migliori prestazioni per i VLBW. Nel sottogruppo di 34 bambini, ad 1 anno, vi sono differenze significative legate al peso alla nascita, che si riscontrano a livello di quoziente generale e sottoscala motoria; tali differenze non sono più rilevabili successivamente. Conclusioni. Ad un anno di età, si evidenziano significative differenze del livello di sviluppo in base al peso alla nascita. Questo dato non viene tuttavia confermato a 3 anni di età, suggerendo un recupero dello svantaggio iniziale legato al basso peso. Anche la valutazione di problemi comportamentali conferma la sovrapponibilità dei due gruppi.
Disturbo di Rett: forme atipiche

M.C. Colonnelli, A. Posar, G.G. Salerno, F. Marostica, A. Parmeggiani

Obiettivi. Descrivere una casistica di femmine con caratteristiche cliniche non inquadrabili come Disturbo di Rett (DR) o Disturbo Autistico (DA), sebbene con elementi suggestivi di queste entità nosografiche. Materiali e metodi. Sono state studiate sei pazienti di sesso femminile, di età media di 12 anni, con disturbo pervasivo dello sviluppo. Sono stati presi in considerazione al fine di un inquadramento diagnostico i criteri del DSM IV-TR ed i criteri revisionati per le forme atipiche di DR. Risultati. Tutte le pazienti avevano diagnosi di variante di DR. Il quadro clinico non era sempre riconducibile alle forme note, presentando caratteristiche riferibili al DR classico ed al DA, pur non soddisfacendo i criteri necessari per porre una di queste diagnosi. Conclusioni. L’eterogeneità delle forme atipiche di DR rispetto a quella classica suggerisce la necessità di un inquadramento diagnostico più specifico in sottoclassi clinicamente meglio definite con il proposito di identificare precise correlazioni genotipo-fenotipo
I disturbi del comportamento alimentare: l’incidenza della familiarità per patologie psichiatriche come fattore di vulnerabilità

C. Muratore, P. Gualandi, L. Iero, A. Pellicciari, S. Conti, E. Franzoni

Scopo di questo studio è quello di valutare la frequenza, la tipologia e la distribuzione delle patologie psichiatriche nei parenti di primo, secondo e terzo grado di pazienti affetti da DCA come fattore di vulnerabilità Sono stati considerati 94 pazienti, 92 femmine e 2 maschi, con età media di 16 anni. Come gruppo di controllo sono stati presi 133 pazienti seguiti ambulatorialmente per cefalea (Età media 17,9). I dati sono stati ottenuti da cartelle ed interviste cliniche, colloqui psicoterapeutici e con i genitori, e dalla somministrazione dei test MMPI-A e SAFA. È stata riscontrata una storia di patologie psichiatriche in 44 famiglie su 94, per un totale di 67 membri affetti. Il nostro studio evidenzia una prevalenza di familiarità per patologie psichiatriche statisticamente maggiore nelle pazienti con DCA rispetto al gruppo di controllo (p < 0,0001)
Teoria dell’attaccamento, intersoggettività e regolazione emotiva

D. Cavanna

L’attaccamento, l’Infant Research e i modelli relazionali di orientamento psicodinamico convergono nel considerare di particolare interesse per comprendere lo sviluppo emotivo precoce del bambino l’interazione tra ciò che egli porta nella relazione e i modelli rappresentazionali della madre. I bambini e il loro caregiver fanno parte di un sistema regolativo e interattivo nel quale si influenzano e si regolano reciprocamente. L’oggetto di analisi diventa quindi la relazione che può essere considerata il precipitato dello scambio emotivo all’interno del sistema diadico primario. Queste prospettive teoriche hanno influenzato lo studio della psicopatologia e la valutazione degli interventi che vengono maggiormente pensati in senso relazionale.
Dyslexia at university: the situation in England

D. Pollak

Cinquant’anni di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva

M. De Negri

Gli esordi dell’IRCCS Stella Maris e lo sviluppo della Ricerca

P. Pfanner

Recensioni di Libri e Congressi

Vol. 28  N. 1  Aprile 2008

"Il Mondo Nuovo" e la Psicoterapia

M. De Negri

Studio di Risonanza Magnetica funzionale in bambini con dislessia evolutiva: dati preliminariFunzioni neuropsicologiche nell’ipotiroidismo congenito: correlazioni cliniche e ormonali

M. Pugliatti, E. Fornaro, S. Francione, V. Parini, N. Colombo, M. Brinciotti, E. Brunati

C. Lenti, R. Rovelli, A. Albizzati, G. Weber

Obiettivo. Valutare la fattibilità e la validità di un protocollo di stimolazione per l’attivazione funzionale in bambini con dislessia evolutiva. Materiale e metodi. L’attivazione funzionale è stata analizzata utilizzando un protocollo standardizzato basato su task verbali (prove preesistenti) e task di lettura (prove sperimentali) somministrate durante Risonanza Magnetica funzionale in 6 bambini (4 con dislessia evolutiva e 2 senza; età 9-11 anni). Risultati. In tutti i soggetti è stato possibile effettuare un’analisi funzionale attendibile e con una buona compliance. I dati ottenuti mostrano una buona concordanza con quelli riportati in letteratura per altre fasce d’età, evidenziando la presenza di shift anteriori o controlaterali emisferici, una ridotta attivazione di aree temporo-parietali (processi di decodifica) e di aree frontali posteriori (processi di codifica). Conclusioni. La buona compliance e l’attendibilità dei dati suggeriscono la possibilità di applicare il presente protocollo di attivazione funzionale nei pazienti con dislessia evolutiva di questa fascia d’età.
È noto che i bambini con ipotiroidismo congenito possono presentare alcune disfunzioni cognitive, specialmente a livello di memoria ed attenzione. Al fine di valutare attenzione, concentrazione e memoria abbiamo studiato 22 pazienti (18 femmine e 4 maschi), in un range di età compreso tra 6,7 e 12 anni, mediante la batteria neuropsicologica Fe-Psy e la scala WISC-R. I pazienti sono stati confrontati con un gruppo di controllo omogeneo per età e livello socio- culturale della famiglia. Abbiamo quindi valutato la correlazione tra QI, subtest della batteria Fe-Psy e diversi parametri clinici potenzialmente correlati allo sviluppo cognitivo. I valori di QI dei pazienti rientravano nella norma ma erano significativamente inferiori a quelli del gruppo di controllo. La differenza maggiore riguardava le capacità attentive, ma il QI non era correlato alla gravità dell’ipotiroidismo. I risultati al Fe-Psy non differivano tra i due gruppi, eccetto che per i Tempi di Reazione a destra. Tuttavia i punteggi negli ipotiroidei erano correlati alla gravità del disturbo e ai livelli ormonali.
Follow-up clinico e neurofunzionale in un gruppo di neonati pretermine con emorragia intraventricolare: outcome a due anni e sensibilità diagnostica delle indagini neuroradiologiche

A. Vignoli, C.E. Preda, C. Parazzini, C. Lenti

Obiettivi. Questo studio si propone di valutare, nel neonato pretermine, quale tipo di lesione cerebrale sia maggiormente legata a un outcome a lungo termine negativo e allo sviluppo quindi di una paralisi cerebrale infantile, e quale metodica neuroradiologica (ecografia cerebrale vs. risonanza magnetica cerebrale) sia più sensibile e predittiva, quindi più adatta al follow-up. Materiali e metodi. 30 neonati pretermine divisi in due gruppi, uno con emorragia intraventricolare isolata e uno con emorragia periventricolare o leucomalacia periventricolare associate alla emorragia intraventricolare, hanno eseguito 2 anni di follow-up con ecografia cerebrale, RM cerebrale e scale Bayley di sviluppo psicomotorio. Risultati. L’incidenza della paralisi cerebrale infantile nel gruppo con sola emorragia intraventricolare è stata 14,28%, mentre è stata 75% nel gruppo in cui alla emorragia intraventricolare erano associate anche leucomalacia periventricolare o emorragia periventricolare; nel secondo gruppo anche i risultati alla Bayley erano peggiori. Conclusioni. Questi dati dimostrano che le lesioni della sostanza bianca sono maggiormente legate allo sviluppo di paralisi cerebrale infantile rispetto alla emorragia intraventricolare e quindi ad oggi costituiscono la principale patologia neonatale con outcome psicomotorio negativo a lungo termine. La metodica neuroradiologica migliore è risultata la risonanza magnetica cerebrale, mentre la ecografia cerebrale ha minore sensibilità e accuratezza; è tuttavia più accessibile, economica e facilmente realizzabile e quindi ideale per lo screening seriale.
Disturbi del comportamento alimentare in età pre-scolare: variabili cliniche e temperamentali

A. Gagliano, V. Cigala, L. Notarbartolo, G. Noto, T. Calarese, E. Germanò, C. Cedro, M. Roccella, F. Calamoneri

Obiettivo. obiettivo del presente lavoro è evidenziare l’associazione tra i disturbi alimentari precoci in età prescolare ed alcune delle variabili connesse al sistema relazionale madre-bambino ed al caregiving all’interno delle condotte di nutrizione. Materiali e metodi. 12 coppie madre-bambino (4 femmine/8 maschi di età compresa tra i 2 e i 6 anni; età media 4,1; ds 1,77) consecutivamente afferite all’ambulatorio di NPI per la presenza di disordini della condotta alimentare non dovuti a condizioni mediche, sono state confrontate con un gruppo di controllo. Risultati. Sono emerse differenze significative (p < 0,01) tra i due gruppi per alcune delle variabili esaminate. Conclusioni. Gli autori sottolineano l’importanza di un approccio multidimensionale ed integrato alle problematiche alimentari in età precoce dal momento che il comportamento alimentare nei bambini è fondamentalmente un processo relazionale multisistemico.
Impatto economico del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività nella popolazione umbra

S. Mazzotta, B. Gallai, R. D’Angelo, G. Mazzotta

Obiettivi. Non sono presenti in letteratura ricerche europee e italiane sui costi della sindrome deficit attentivo con iperattività e il presente lavoro è una ricerca prospettica osservazionale di un anno, condotta per valutare l’impatto economico della sindrome deficit attentivo con iperattività su soggetti della regione Umbria. Materiali e metodi. Sono stati monitorati 62 pazienti consecutivi, 8 F e 54 M (età media 10,1 ± 2,5, range: 6-16 anni) dal Settembre 2006 all’ dati dei singoli pazienti sono stati raccolti mediante l’utilizzo di un “diario costi”, compilato con interviste individuali ai genitori, effettuate durante il monitoraggio ambulatoriale. Per la valutazione dei costi del singolo paziente è stato applicato l’approccio “bottom-up”, tenendo conto di tutti i costi sostenuti da ogni paziente per quanto riguarda i costi diretti, indiretti ed intangibili. Risultati. Il costo totale annuale nei minori è stato di € 549.744, di cui € 410.526 per i costi diretti e € 139.218 per i costi indiretti. La spesa per i costi diretti ricadeva sulla famiglia del minore, in termini di costi socio-sanitari oltre che sulla società (24% e 76% rispettivamente dei costi diretti). a spesa media annuale per soggetto è pari a € 8.867, di cui € 6.621 per i costi diretti e € 2.246 per i costi indiretti. La spesa per gli esami strumentali è stata di € 5.065, quella per le terapie farmacologiche di € 11.133, per le visite ambulatoriali di € 24.753, per le terapie psicoeducazionali di € 51.550, per le attività extrascolastiche di € 71.518. La spesa a carico del Ministero della P.I., dei comuni e delle ASL è stata di € 246.507. La spesa annuale mostra differenze in base alla presenza o meno di comorbidità di tipo internalizzante o esternalizzante, infatti emerge che la spesa è maggiore nei minori che presentavano più comorbidità. Conclusioni. il costo pro capite annuale per soggetto con sindrome deficit attentivo con iperattività in Umbria, è paragonabile a quello degli USA(spesa sanitaria negli USA $ 2.636 e € 1.492 in Umbria; spesa educazionale negli USA $ 4.900 e € 3.378 in Umbria). Inoltre il costo pro-capite annuale per questi soggetti si avvicina molto alla spesa sostenuta per patologie croniche dell’adulto quali l’ictus o la schizofrenia.
Comunicazione e linguaggio nei disturbi pervasivi dello sviluppo

L. Pfanner, R. Tancredi, M. Marcheschi

Le caratteristiche del linguaggio nei disturbi pervasivi dello sviluppo sono da tempo conosciute, ma negli ultimi anni la ricerca clinica ha dato impulso a indagini più approfondite, avvalendosi sia di nuovi contributi teorici sia di una maggiore e più mirata qualità osservativa e valutativa. In particolare si è cercato di superare l’approccio mirato a mettere in luce quegli aspetti linguistici considerati tipici ed universali nell’autismo, a favore di una sempre maggiore consapevolezza che esistono più fenotipi linguistici ed una grande eterogeneità. Progressivamente si è passati inoltre da una descrizione ‘statica’ e trasversale delle competenze linguistiche, ad un approccio più dinamico e longitudinale, cominciando a osservare il linguaggio dei disturbi pervasivi in una prospettiva di sviluppo. Alla luce di queste premesse verranno riportati alcuni dei contributi più recenti sulle modalità di esordio ed acquisizione del linguaggio nelle diverse aree e nelle due dimensioni espressiva e recettiva, nonché alcune considerazioni sui contributi che un’attenta valutazione dei profili linguistici nei disturbi dello spettro autistico può dare sia alla messa a punto di nuove ipotesi sui processi di acquisizione, sia alla diagnosi differenziale e ai programmi di trattamento
Imitazione e abilità espressive nella presa in carico di un bambino con disturbo generalizzato dello sviluppo

S. Repossi, I. Laforenza, C. Fardelli

L’intervento psicomotorio, con particolare riferimento all’attività imitativa e percettiva, nel bambino con disturbo generalizzato dello sviluppo, porta al miglioramento delle abilità espressive e comunicative. È stato analizzato in particolare il caso di un bambino con disturbo generalizzato dello sviluppo attraverso la somministrazione periodica della scala Cars. Comparando i risultati ottenuti nel 2003, nel 2004, nel 2005 e nel gennaio e giugno 2006 sono stati osservati dei cambiamenti significativi in diverse aree di sviluppo, ottenuti grazie alla terapia psicomotoria incentrata sullo sviluppo delle abilità imitative ed espressive.
Asperger o non Asperger?

L. Zitta, D. Marenco, O. Cattò, E. Briatore, S. Calzolari

il dibattito sullo status del disturbo di asperger (DA) come entità separata non è tutt’oggi esaurito. Le discussioni più accese riguardano in particolare il rapporto con il disordine autistico ad alto funzionamento all’interno dei disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS). Descriviamo il caso di un ragazzo con un disturbo pervasivo dello sviluppo, che presentava un quadro iniziale molto grave con una successiva evoluzione favorevole. Partendo dal caso clinico vengono discussi limiti e differenze nella diagnosi del Da, DAAF, alla luce della letteratura recente.
Le cefalee in un Servizio Territoriale di Neuropsichiatria Infantile

N. Foderà

Il presente studio è stato progettato per valutare l’incidenza delle cefalee nell’utenza infanto-giovanile che si è rivolta all’ Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile di Mazara del Vallo negli anni 2002 e 2006 durante i quali si è verificato un cambiamento nell’impostazione teorico-scientifica della stessa Unità Operativa. I due anni presi in considerazione nonostante abbiano registrato un numero di prime visite assolute quantitativamente non cospicue, rispettivamente 98 e 156 prime osservazioni, presentano un loro significativo valore scientifico in quanto oltre a registrare un aumento dell’incidenza delle cefalee rispettivamente del 7,14 e del 14,1% esprimono anche un cambiamento della sensibilità culturale della gente e degli operatori sanitari nei confronti del problema cefalee in età evolutiva. A tale proposito, infatti, nel campione 2006 è stato somministrato un questionario rivolto ai genitori finalizzato a conoscere il valore da essi attribuito al disturbo cefalalgico e la loro disponibilità a sottoporre i figli a terapia farmacologia e non. I risultati di questo studio dimostrano come i cambiamenti socio-culturali e la maggiore interattività con gli operatori sanitari abbiano suscitato maggiore interesse nella tutela della salute dei minori affetti da cefalea
Valutazione di due training per il problem solving analogico in bambini a sviluppo tipico e ragazzi con ritardo mentale. Dati preliminari

R. Truzoli

Nell’articolo sono discussi criticamente alcuni aspetti evolutivi del pensiero analogico e vengono evidenziate le variabili ambientali che determinano lo sviluppo del ragionamento per analogie. Training specifici favoriscono lo sviluppo di abilità cognitive, sociali ed emotive in bambini a sviluppo tipico e con ritardo mentale. La ricerca presentata, attraverso un disegno sperimentale 2 x 2 x 2, confronta due training per l’acquisizione di abilità di problem solving di tipo analogico in bambini a sviluppo tipico e in ragazzi con ritardo mentale: un training basato su rinforzo e spiegazione e un training basato solo sul rinforzo. I risultati, analizzati con l’ANCOVA, indicano come più efficace il training basato su due variabili, in entrambi i livelli intellettivi.
Disturbi dello spettro bipolare in bambini e adolescenti: possibili fenotipi clinici

G. Masi

Obiettivi. Recenti ricerche hanno focalizzato l’attenzione sulla sottotipizzazione del disturbo bipolare (DB) in età evolutiva. Materiali e metodi. Sulla base di queste ricerche abbiamo voluto ricercare in un campione naturalistico di bambini e adolescenti con mania ed episodi misti se una sottotipizzazione più utile possa essere basata su caratteristiche cliniche, come la suddivisione secondo il DSM IV (DB tipo I,DB tipo II,DB non altrimenti specificato), l’esordio prepuberale rispetto a quello adolescenziale, il decorso cronico rispetto a episodico, l’umore irritabile rispetto a quello euforico e la comorbidità con Abbiamo riportato alcuni dei nostri studi più recenti che prendono in considerazione ampi campioni (parzialmente sovrapposti) di bambini e adolescenti diagnosticati sulla base delle informazioni anamnestiche, di osservazioni prolungate ed una intervista clinica strutturata (K-SADS-PL). Risultati. Questi studi sembrano supportare un modello convergente di DB ad esordio precoce, secondo il quale potrebbero essere grossolanamente descritti due fenotipi ampi. Il primo fenotipo presenta le seguenti caratteristiche cliniche: esordio precoce, comorbidità con ADHD, decorso cronico, umore irritabile, alta comorbidità con DOP/DC, importante impairment funzionale, minore miglioramento durante il follow-up, caratteristiche cliniche che soddisfano i criteri della definizione di DB NAS del DSM IV. Il secondo fenotipo presenta le seguenti caratteristiche cliniche: esordio tardivo, minore comorbidità con ADHD, decorso più frequentemente episodico, minore comorbidità esternalizzante, ma aumentata comorbidità internalizzante (ansia), maggiore sensibilità ai trattamenti. Molti di questi pazienti soddisfano i criteri per DB. Conclusioni. Una ulteriore validazione di questa distinzione richiederà studi prospettici che esplorino se questi sottotipi rappresentino disturbi differenti o siano parte di un unico spettro di malattie correlate e parzialmente sovrapposte. La stabilità dei due fenotipi non è ancora chiara, anche se studi clinici preliminari suggeriscono che parte dei pazienti con il primo fenotipo potrebbe modificare la fenomenologia durante il decorso del disturbo.
La patologia del ritardo cognitivo e il controllo unico multimodale dei neuroni-specchio

P. Pfanner

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